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Cucire...cucire...cucire....

cucire la pelle 1 dei pezzi di buona pelle ti tirano a farci qualcosa, sempre

Esitono vari modi per cucire quasi tutti i materiali, persino il metallo; la pelle ha i suoi punti specifici, riporto qui il punto piu' semplice e probabilmente quello al quale si e' arrivati fin dai tempi antichi sia per la sua resa estetica e sia per la sua robustezza innegabile, forse la migliore : il punto sella.

Per cucire a punto sella si puo' fare il tutto praticamente in tre modi; il primo e' con con due aghi montati ai due capi dello stesso filo, qui si potra' sperimentare il sistema medioevale, non si avra' il classico nodo interno regolare del punto sella moderno, inoltre questo sistema e' poco adatto per filati ritorti e con fori stretti o non preforati in genere, ma siamo nell'efficace anche se un po piu' nello scomodo; nel secondo modo possiamo usare un ago qualsiasi con la cruna all'opposto della sua punta, qui pero' ci occorrera' anche un uncinetto molto sottile e ben fatto per aiutarsi a creare le asole di cucitura; il procedimento cosi' pero' e' ancora abbastanza macchinoso quindi, pur rifacendoci all'antico sistema ed anche a chi gia' in genere cuce, io propongo di scarocciare senza dubbi all'uso, per questo tipo di punto almeno, del manipolo, uno di quelli che sulla sua punta ha uno stringitore a vite, che serri codoli ( volgarmente i gambi tondi o piu' meno tondi ) dei ferri, in questo caso degli aghi adatti che vi verrano al bisogno serrati in cima.

Occorre allora un manipolo, del filo-cavetto, una buona forbice affilatissima, un ago speciale; quest'ultimo con la cruna non sul gambo ma sulla punta; per la pelle in genere questa e' tonda e non troppo aguzza, ma puo' essere anche a sezione bivalva, piatta o triangolare, inoltre anche ridotta o curva o seghettata per alcune lavorazioni particolari, secondo insomma le misure degli aghi e di quello che si cuce. Di aghi ve ne sono di tantissimi tipi in commercio e di veramente tantissime fogge. Io consiglio gli aghi inglesi o tedeschi, ma anche in italia se ne trovano di nazionali di buon acciaio, temprato bene e con affilatura curata; la punta dell'ago generalmente non dovrebbe essere generalmente troppo appuntita e tagliente, mentre invece deve essere molto lucida, se lappata a specchio io trovo che e' meglio. Poi ogniuno ha le sue preferenze, anche in funzione dei fori, se per esempio i fori di passaggio gia' prima della cucitura sono stati fustellati, quindi preforati, e' sicuramente l'ago non aguzzo che mi occorre, cio' perche' probabilmente esso non si impuntera' sui bordi dei fori e quindi non rovinero' il pellame, ma non solo, infilero' piu' veloce e guadagnero' tempo, qui infatti ne occorre a volte molto piu' che con qualsiasi altro materiale.

L'armonia estetica nel cucire

Una nota : l'uomo tranne pochi casi di confusione o di annichilimento mentale una ha innata predilezione per le forme naturali e la "meravigliosa" diversita', questa inclinazione e' probabilmente in parte spontanea ed in parte e' sicuramente determinata dal mondo originale per cosi' come e' fatto, quindi senza le catene di montaggio robotiche per esempio; detta inclinazione e' comune a tutti, chi piu' chi meno, questo naturalmente dipende anche dal grado di acculturamento, di indipendenza nel proprio pensare, molto piu' semplicemente anche da quante volte da piccolo ha sbattuto contro lo spigolo del tavolo e dalle mode in generale ma c'e' sempre. Questo che dico lo si puo' osservare facilmente su di noi quando per esempio guardiamo il passaggio di una porta od il vano di una finestra, chi non sa apprezzare infatti lo stare od il passare sotto un bell'arco ? mentre quando si passa sotto un architrave in cemento armato squadrato e per quanto esso possa essere ben costruito nessuno avverte nulla o quasi; se abbiamo studiato un minimo di disegno questa non e' solo una questione estetica solo ad appannaggio dei cultori del bello e se siamo dei muratori o degli architetti cio' e' amplificato anche dalle nostre esigenze di studio e lavoro oggettive, ma il creato pur producendo anche le bellissime spine dei ricci ( ed anche qui e' un po il perche' noi generalmente preferiamo le forme tonde ), non ama troppo gli spigoli e sembra voler favorire le strutture ad onde, i cicli iterati che si espandono dolcemente ed in questi : la diversita', anzi direi : la Meravigliosa Diversita', il Buddismo la definisce cosi', a mio umile parere almeno con grande spirito di osservazione.

L'uomo comunque tendenzialmente preferisce le forme tonde, le linee parallele ma non ossessivamente vicine, accetta, giustifica d'istinto e di buon grado gli incroci a 90° , le sue frazioni 45° e quelle a circa 33°, come anche alla lunga si sente a disagio in mezzo a stacchi troppo decisi di colore, preferendo le sfumature graduali, questo ha sue ragioni prevalentemete tra l'ottico ed il pratico ( vedi-cerca : cromopsicologia ) ma non solo... se si cerca in rete anche " frazione Aurea " o " Fibulacci " si puo' facilmente vedere che non mi invento niente, ma che semmai volendo io lo adotto solamente, anzi personalmente : cerco solo di farlo. Nel cucire la pelle tutto questo ha una sua ricaduta che non e' tanto invisibile nella pratica del perseguire la Qualita' e volendo ci puo' aiutare, a noi la scelta quindi; in ogni caso nel caso delle cuciture e' bene preimpostare una logica che deve essere prima di tutto pratica, l'estetica derivata dal funzionale contiene gia' una sua bellezza per i ragionamenti di cui sopra, daltronde basta guardare i nostri cari e vecchi blu jeans, sono infatti circa 350 anni che li si produce e non e' che siano molto cambiati dalla loro fattura originale, sopravvivono solo le mode utili insomma, andiamo sul sicuro allora ?. La lunghezza ideale del punto secondo me e' di circa da 3 a 4 volte lo spessore del filato usato ( anzi direi 4volte per il filo a calza-tubetto e 3 per il trefolato, il quale poi si assottigliera di meno nello stringere i punti ) mentre per la distanza della cucitura al bordo invece moltiplico il diametro del filato da un minimo di 4 volte in poi, sottolineo ancora che sono comunque due regole empiriche personali e molto sindacabili quindi poi fate voi.

Preforare e' comodo, pianifica meglio il lavoro, indubbiamente da' risultati estetici anche molto appaganti se ci si vuole rifare a quello che si vede prodotto in serie quindi precisissimo ( in modo a volte anche ossessivo a mio vedere ), ma se cio' non e' indispensabile io lo evito, non preforo nulla, lo segno semmai; esistono i metri da sartoria in fondo, poi anche i segnapunti a pettine, a rotella ecc...

e poi : VIVA GLI ERRORI UMANI !!! forse non immaginate quanto possa essere bello ( o struggente in certi casi ) guardare un punto magari un poco discutibile ma riconoscersi o riconoscere l'Uomo o lo Donna sicuramente non ancora non robotici che lo hanno eseguito. ( non tiro in ballo anche le loro probabili e quasi inevitabili imprecazioni di quando hanno puntato l'ago un po storto ovviamente )

per cucire la pella a punto sella occorre poco  pochissimo alla fine

( manipolo in resina col suo ago montato e piccolo rocchetto a mano )

Le misure degli aghi che io uso si riduco generalmente a 5, per la pelle almeno. Se si vuole cucire a mano e specialmente la pelle questo e' un argomento forse un poco fastidioso da assimilare quanto utile, armiamoci quindi di un poco di pazienza a sciropparci quanto segue perche' e' una tantum e ci aiutera' da subito.

Il piu' grosso ago per manipolo di misura N° 280 va bene per esempio per i finimenti delle sellerie dei cavalli, le suole medievali, i rinforzi angolari pesanti delle sacche da faretra, gli spigoli delle vele, i fondelli in genere dei contenitori, ecc, con questo ago posso usare tranquillamente anche un filo-cavetto con diametro da 3,5 mm . Poi il N° 230, che e' ottimo per le cuciture tipo country, cioe' quelle ben distanziate, durature e molto visibili, qui posso ancora usare anche il filo ritorto (piu' ingombrante di quello filato a calza-tubetto ) ambedue da 3 mm di diametro. Poi il N° 200, che ' poi la misura che si usera' un po per tutto, qui il filo da 2/2,5 mm di diametro va bene. Poi il N° 180, ottimo per cucire portafogli e cinture piu' cittadine, ma ancora con una vena di rustico casareccio, filo da 1 mm di diametro ( anche 1,5 se si riesce a farlo entrare nella cruna e' ok ancora ); infine il N° 140 col quale si potra' usare anche un filo molto piu' fine e meno visibile; qui siamo quasi ai fili da ricamo a cucito pesante ( dal N°30 in poi ). Come ho gia' detto sopra ogniuno lavorando poi si "forma" le sue preferenze riguardo al tipo di ago e filo, tenere comunque presente pero' che qui la forma e l'affilatura della punta dell'ago e' determinante non solo per la finitura estetica ma che lo e' anche per la tecnica che si adottera' per cucire e, non ultima : per la durata sia della cucitura che dei materiali cuciti, approfondire queste differenze non credo sia una male.

Ed il : " C'e' chi progetta di fare e chi lo fa e basta " puo' essere sicuramente molto valido per iniziare...

ma anche il : " per favore datemi sempre consigli, grazie " e' sicuramente molto saggio, sempre .

immagine della sezione frontale dei 3 tipi di ago base

Un ago con punta ad ogiva ( una semisfera perfetta, quindi quasi piatta e non affilata ) quindi ben si presta per fori gia' preparati perche' scivolera' meglio e piu' veloce tra i fori senza impuntarsi nel materiale ( specialmente con la pelle delicata e' molto comodo averlo); l'ago a punta conica ( questo inizia ad essere molto piu' aguzzo ) si usa senza fustellata ( cioe' senza prima aver preforato col punzone adatto o la lesina foratrice a mano ) questo ago ci fara' fare sicuramente piu' fatica perche' non trovando strada e non avendo ancora un vero tagliente ovviamente tendera' a dover lacerare per passare; cio' potrebbe sembrare da evitare come la peste ed in parte almeno inizialmente qualcuno mi maledira' sicuramente, ma se guardassimo con la lente di ingrandimento il foro eseguito da un'ago con tagliente ( sia di forma a coltello, sia tonda aguzza e sia anche a triangolo ) potremmo facilmente notare che un'ago che per passare taglia prepara gia' la strada ad altre possibili lacerazioni, interessante in questo e' il fatto che queste future micro lacerazioni sono direzionabili gia' da subito col primo passaggio, quindi se non subito poi ma : fidatevi che arrivano allargamenti del foro piu' o meno previsti e graditi, ma non e' detto che andiamo per forza verso i difetti ).

E' quindi piu' comodo e veloce usare un'ago affilato ? si' lo e' ma personalmente se non vi sono costretto preferisco che il mio ago faccia il suo buco per cendimento-sfaldamento della pelle, un foro quindi perfettamente rotondo con slabrature concentriche non verso verso l'esterno del foro, questo bucare sara' sicuramente piu' faticoso da eseguire ma difficilmente si allarghera' o aiutera' a fendere per altre strade fuori o lontano dal foro interessato. Inoltre con le punte ago affilate dovro', per le stesse ragioni dette sopra sui taglietti che lasciano, eseguire fatalmente dei punti piu' distanti tra loro, cosa che potrebbe forse non occorrermi od addirittura non essere desiderabile per molte altre ragioni, estetiche ma non solo. L'ago con punta a coltello se usato conoscendolo bene nei suoi effetti, diciamo pure collaterali e tipici, puo' dare o prestarsi a decorazioni interessanti od appunto tipiche di uno stile di cucitura ( ma se non sai gia' bene dove arriverai stai attento, prova su degli scarti e prima ). Quanto appena esposto secondo me vale quasi esclusivamente per la pelle e per parecchi tessuti sintetici pesanti tipo in PVC o NYLON impregnato ( per intenderci il tessuto normalmente usato per le giacche a vento leggere tipo K-Way ), mentre per i tessuti propriamente solo intessuti con trama ad ordito e' secondo me meglio e pratico avere sempre un'ago con un minimo di affilatura, io in questo penso sopratutto alla salvaguardia dell'ordito di trama. Il discorso appena fatto non sempre vale se usiamo una macchina da cucire, ricordatevelo che son due cose molto diverse anche se nella sostanza e' proprio questo tipo di punto che con esse ritroverete. Se si cuce col tessuto denominato Cordura, quindi in filato di robustissimo polyestere, prima buchi meglio e' e basta ( e grazie di averlo inventato, insostituibile per certi usi, cio' anche per chi come me predilige il naturale ). Cucire a mano e' simile ma mai uguale a cucire a macchina e lo ripeto ! ; anche per quanto riguarda la qualita' "nascosta" nella cucitura, in qualsiasi campo l'automatico non puo' scimmiottare il manuale, come del resto il manuale non puo' assolutamente emulare il contrario stesso, non pretendere quindi quello che ragionevolmente non esiste, sono due cose apparentemente molto simili ma altrettanto molto diverse e l'una non e' da considerarsi a priori meglio dell'altra. Se si inizia ora a cucire a mano, specialmente la pelle personalmene consiglio di usare aghi senza affilatura troppo aggressiva e mai con affilatura a coltello, semmai quella triangolo, qui si intende la vista di sezione frontale dell'ago dell'immagine qui sopra, per vederla bene dal vero e sul nostro ago bisogna prendere comunque una buona lente di ingrandimento.

Consiglierei di prendere inizialmente 3 misure di ago : la prima direi una piccola ( intorno alla N°140 ), per il capretto ci vuole l'ago piccolo ed un poco piu' tagliente, poi una media per tutti gli usi, compresi i tessuti( una 180-200 ), ed infine la piu' grossa ( per esempio una N° 280 ) , ma badate : la piu' grossa possibile non sara' mai abbastanza grossa per certi lavoretti, io ne ho una dal diametro ( e badate : solo di gambo ) di 8 millimetri, pensate alla sua cruna ed al manipolo. Quindi addirittura piu' grossa di un ago da materassaio, ma se capita una veramente vecchia sella da cavallo da tiro e da risistemare... mai picchiato dentro un ago col mazzuolo ? Per chiudere questa parte : inizialmente consiglio di prenderne almeno 3-4 per ogni misura, e' facile infatti che specialmente imparando ma poi anche dopo se ne spezzi qualcuno nello spingerlo o nel ritirarlo.

per cucire la pelle a mano basta anche solo 1 metro di filo buono

( una macchina da cucire minimale ed efficentissima )

ecco il... Manipolo

Il manipolo, cioe' il manico dove si innesta l'ago, rende l'ago usabile facendo sforzo e ci aiuta. Esso puo' essere di qualsiasi materiale, in genere quelli buoni son di legno di solido bosso o di olivo, ma anche in orribile resina sintetica sono buoni e son volendo piu' modificabili alla nostra personale ergonomia; hai una lima semitonda da ferro nel tuo cassettino incasinato ?. Lo stesso ha sempre in cima uno strettoio-mandrino a vite che serve per bloccare e rendere solidale a se' l'ago, bisogna sceglierlo con particolare cura, deve offrire una buona presa nello stringerlo, lo si dovra' usare parecchio e serrare altrettanto; i manipoli con il mandrino di alluminio sono ottimi ma non durano se maltrattati o troppo forzati, quelli di ottone anche se nichelato vanno bene purche' grossolani, quelli di acciaio inox se li trovate ditemelo, penso che iniziero' prima o poi a tornirli nel mio laboratorio, perche' non li trovo in tutto il mondo, magari. Nota interessante e che apre anche alla nostra capacita' di probabilmente adattarlo e' il fatto che il legno non richiede attrezzature professionali per modificarlo e che scivola molto meno dalle mani del metallo e che e' generalmente piu' leggero, meditate quindi prima di scegliere, nulla e' perfetto comunque, semmai perfettibile..

si cuce la pele a mano senza niente altro che questo

( manipolo, filo, forbici, un accendino tipo Bic, riga, compasso...pazienza )

Usando questo aggeggio latentemente infernale ma efficacissimo usate pero' sempre molta attenzione, esso ha una capacita' di foratura e penetrazione incredibili, ma ovunque !!! quindi sopratutto usate sempre come appoggio ed aiuto una tavoletta, meglio se con sopra un pezzo di cuoio da suola in aggiunta, cosi' non rovinerete la punta dell'ago che inevitabilmente prima o poi li' arrivera' o perche' sempre la stessa fara' da supporto nello spingere l'ago nel materiale da cucire sdraiato sopra o perche' si sostituira' alle vostre mani o cosce durante la fuoriuscita inaspettata dell'ago dall'altra parte del materiale che state cucendo. Guardate che non sto esagerando in quanto segue : fate molta attenzione, pensare bene sempre dove puo' andare a finire l'ago o la taglierina affilatissima, durante lo spingere l'ago o nel tagliare i materiali. SI DEVE ASSOLUTAMENTE FERMARE UN'ATTIMO TUTTO E PENSARE DOVE FINIRA' O PUO' FINIRE L'ATTREZZO. Vorrei insistere su questo, perche' specialmente i bambini adorano lavorare-cucire la pelle e voi fareste sicuramente il loro bene a magari imparare proprio insieme a loro, ma i piccoli e gli inesperti non andrebbero MAI e poi MAI abbandonati nel farlo da soli, perche' un'ago di queste dimensioni e montato su di una tale impugnatura puo' trasformare un bellissimo hobby-lavoro in una tragedia, come la lama del cutter daltronde, cio' per chiunque, gioite quindi come matti perche' sara' molto gratificante scoprirsi capaci, ma fatelo con la giusta prudenza che deve sempre sovraintendere ogni operazione. Avrei anche delle foto di alcuni relativi incidenti da postare qui, ma perche' intristirci in un'ambito cosi' bello ? allora fidatevi, nell'artigianato manuale non esasperato dal correre non si corrono pericoli se si e' veramente prudenti.

cruna-ago-pelle-1

( passare sopra la foto please....)

Nel piccolo filmato sotto si vedono le immagini che illustrano i vari passaggi su come fare. Qui prendo in esame solo il punto SELLA ( ma ne esistono altri ) perche' e' quello che, usando un solo filo sdoppiato, rende una cucitura da ambo i lati, robustissima, semplice e pregevole nell'estetica finale; i punti vanno stretti bene, accomodati ad ogni passaggio ed il nodo che viene a formarsi, lo si vedra' nel filmato sotto, deve rimanere dentro lo spessore dei due o piu' strati di materiale che si stanno cucendo ( quindi poi sparira' alla vista lasciando solo due asole distese da ambo le parti del cucito ). Ritengo che divulgare questo tipo di cucitura possa risultare utile a chiunque. Basta un minimo di intrapprendenza e di soldini, questi ultimi poi veramente pochi, insignificanti in confronto ai risultati ottenibili con qualcosa di bello e veramente nostro. Partendo dal fatto che non trovavo in giro un set base ho iniziato a produrli nel mio laboratorio fac-totum, se quindi non trovate nei centri brico o negosi vari magari potrete vedere anche qui nella pagina LISTINO-SET diversamente e come sempre cercare, cercare e cercare che prima o poi si trova tutto. Per il pellame ?... vi sconsiglio vivamente di iniziare con la pelle vergine, quella diciamo nuova, oggi e' costosa, punterei invece a qualche vecchia cartella, un vecchio soprabito, dei rivestimenti o degli scarti di lavorazione presso qualche laboratorio od industria, senza mai dimenticare che quella che ci hanno abituato a considerare come " spazzatura " o " rottame " non lo e' assolutamente , bensi' si tratta di " materiale mal stivato " o spesso meglio ancora di " buon semilavorato " , e per amore o per forza prima o poi dovremo tutti capirlo. Oppure guarda i miei sacchetti di sfridi selezionati per colore, spessore, tipologia e costo, appositamente per chi inizia, cio' almeno per sperimentare i primi tagli e relative cuciture che hanno quasi sempre qualcosa del contronatura credetemi e non stupitevi che e' normalissimo; e' infatti la regola che all'inizio qualche lavoretto faccia veramente pieta', voi fatelo sparire di nascosto ( o datelo al cane, al gatto o sotterratelo ) e poi ricominciate fiduciosi, i buoni e gratificanti risultati arriveranno solo e con la pratica.

stiamo perdendo ... Il filo ?

Il filo classico per cucire la pelle e' in canapa, in cotone, in lino, anche in seta a volte. Prima dell'avvento del sintetico era normale cerarli o "peciarli", con la pece bianca da calzolaio o con le resine degli alberi ( in genere di pino, larice, abete ), per le scarpe e specialmente per le suole era obbligatorio diversamente marciva il filo, oggi le scarpe fatte a mano hanno ancora quel filo, e chi usa il filo naturale spesso lo protegge o lo fa scivolare meglio in quei modi sopra ancora adesso. Io i naturali li uso anche, ma a parita' di resa estetica e non dovendo per forza ( per esempio un rifacimento d'epoca ) armeggio con gran soddisfazione sopratutto col filo di poliestere cerato; se ne producono di vari diametri ed intreccio, con colori : nero, bianco, bianco-giallino e tutte le gamme del marrone; si va dal semplice ritorto a 2-3 fili a formare una bella cordicella sinuosa che avvita su se' stessa, alla filatura in calza tonda, che nella sostanza e' un tubetto o meglio una guaina cava tessuta appiattita robustissima, che pare talmente seta da confondersi con essa. Il vantaggio del sintetico-polyestere e' la robustezza incredibile, secondo il calibro, la filatura e la qualita' si va fino a 50 kili di resistenza allo strappo sul metro lineare, che non e' poco, inoltre l'usura della cucitura diverra' immediatamente quasi solo un ricordo, credo che consumerete prima il tessuto o la suola. Particolare assolutamente da non sottovalutare : il polyestere e' imputrescibile, unica accortezza si lava solo in acqua fredda o molto tiepida, pena i difetti classici dei termofusibili-termoplastici, cioe' che se scaldati troppo si allungano o si stringono od addiruttura si fondono ( esempio : per le borse di una moto tenerlo ben presente... il motore... le marmitte, son troppo vicini alle cuciture ? ). Il filo di polyestere, se di buona qualita', resiste per anni ed anni all'aperto ed agli ultravioletti e la temperatura anche molto bassa non gli fa paura. Per darvi un'idea di quanto il filo di polyestere sia coriaceo ( attenzione : quello buono da selleria, non quello spacciato per tale e che magari e' un misto con poliammilide o simili ) pensate che 10 anni or sono tesi all'inverosimile come filo di controllo di allineamento di un muro in costruzione un cavetto da 1,5 mm. di diametro di appunto polyestre, un filo per sagola di fucile subaqueo ( il top della qualita' in questo campo di filati ), poi me lo dimenticai li' ancora teso sul lavoro esterno e messo in sospeso per l'arivo dell'inverno, quindi al sole ed al freddo inevitabile, quest'anno riprendendo a costruire quel famoso muretto l'ho ritrovato ancora' li' dimenticato e quando smontato era ancora elastico ed usabile, parecchio coriaceo insomma.

del buon filo ritorto od a  calza in poliestere cerato, e si cuce qualsiasi

( del filo da 1,5 millimetri, a sinistra in calza, a destra trefolato, polyestere)

Col filo polyestere od in genere sintetico tenete sempre a portata di mano un accendino tipo BIC, se regolabile e' meglio ancora, per preferibilmente fondere i nodi finali delle cuciture ( nodo " semplice " ), diversamente e specialmente col cerato e' facile che si snodino, fondendoli quindi leggermente su se' stessi i nodi diverranno se non eterni : quasi. In alternativa alla loro fusione ci si prepari a far nodi "pippolino" o "del frate cappuccino" o " Savoia ricorsivo" sempre comunque molto ben stretti, oppure leggere una guida Scout di Baden Powell sui nodi, cosi' si imparera' nel contempo anche altro utilissimo qui ed altrove; a questo proposito prima o poi faro' qui una pagina dedicata ai nodi ed al Macrame', una faccenda da educande direte, anzi da annoiate fattucchiere vicino alla stufa.. ed invece no', il Macrame' e' si' parente stretto del Tombolo ma lui non lo sa, proprio no', infatti e' nato in marineria e lo praticavano aitantissimi e virilissimi marinai, che ne dite hometti ? nulla vieta poi che vi si cimentino anche le donne ovviamente, anzi con le loro belle manine chissa'. Gli oggetti sotto sono prevalentemente in pelle "fiore", con concia al tannino ecologico, quindi : vitellone, vitello, capretto e cervo, con spessori da 0.60 a 2 millimetri, tutti a punto sella; dove si vedono gli automatici questi sono sempre in ottone marinizzato e molla inox nikelata tipo Fiocchi, i migliori reperibili son quelli navali trattati contro la salsedine. Non lesinate sui materiali di fissaggio, tipo fili, ferramenta in genere ed automatici eventuali, perche' e' si' forse un risparmio iniziale ma esso poi ci torna sempre indietro in modo anche antipatico.

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ED ORA VEDIAMO IL TUTTO ...

Ovviamente non si puo' pretendere di eseguire cuciture regolari ed esteticamente valide senza un minimo di pratica, bisogna provare, riprovare, ma la vostra meravigliosa macchina da cucire in fondo e' gia' tutta qui, nelle nostre mani, senza motori, senza schede e trasportabile ovunque, in una semplicissima trousse per il viaggio, magari associata ad un buon coltellino svizzero multifunzione... magari questa trousse in pelle e' fatta da noi ? questa puo' essere un'idea ottima per iniziare a sperimentare e per prendere i famosi due piccioni con una fava.

trousse pelle 1

( passare sopra la foto please....)

Inoltre si puo' cucire con questo tipo di punto qualsiasi, un blu-jeans, un paio di sandali, ma anche due lamiere o due tavole, non vedo dei limiti obbiettivi, bisognera' forse adeguare l'ago, il punteruolo o la punta per forare, magari anche il tipo di filo ovviamente, ma qualsiasi insomma si puo' cucire cosi'.

porta memory stick 1

( passare sopra la foto please....)

( una mia memory stick per donna, rivestita in pelle cervo morbida, anzi : morbidissima )

Per aiutarsi inizialmente segnare la linea guida di dove si vuole cucire con una riga qualsiasi, farlo a circa 4 millimetri paralleli al bordo e poi, aiutandosi con un compasso, segnare la distanza tra i punti, circa 3-8 millimetri tra loro, secondo il filo e lo spessore della pelle; quelli magari con due punte di acciaio regolabili ( quelli navali da carteggio, secondo me almeno, sono quelli utili per tutto ed i piu' piacevoli da avere in mano, ma anche quelli da disegno scolastico col bilancino a vite, questi ultimi son economicissimi e vanno benissimo inizialmente ). Esistono poi le rotelle segnapunti gia' pronte ad essere usate cosi' come sono, in effetti oggi e' diventato veramente difficile trovarne ancora in commercio di vera buona qualita' e sopratutto con punte sia tonde che quadre od a passo variabile, cioe' con annesso un set di altre rotelle smontabili con vari punti, varie distanze e con diametri o fogge adatte a tutto ( perche' cambia sia la resa che l'estetica, perche' attenzione : noi siamo dei precisini ); ma ci si puo' comunque sempre industriare con un minimo di buona volonta' e la fantasia che viene sempre incontro agli audaci, cio' ovviamente accade solitamente solo la prima volta e poi arrangiati... mi ricordo di avere inizialmente usato un tappo a corona, quelli delle normali acque minerali in vetro, lo usavo cosi' come era ruotandolo e premendolo lungo il bordo dove volevo segnare i punti o poi modificando il numero delle sue pseudo punte e con un buco nel centro, poi una vitina passante, poi ancora quattro rondelline ben scelte a far spessore, in ultimo montando il tutto su una molletta di legno, improvvisando la sua tenuta con un elastico. Fatta salva l'immagine di una probabile macchina medioevale da tortura il tutto mi funzionava egregiamente. Una alternativa potrebbe essere quella di segnare i fori col segnapunti a rotella con passo stretto commerciale quello odierno e poi saltare un segno o piu' segni ciclicamente; attenzione ai segni incisi pero', fate prima delle prove su pelle di scarto; altra altremativa piu' radicale : dalla rotella segnapunti commerciale corrente eliminate delle punte con un tronchesino o meglio ancora fatelo con una moletta da taglio piccola di un Dremhel o simile, questa pero' e' una mossa senza ritorno ovviamente. ( in questo caso contare sempre bene e prima bene che non vi siano alla fine dell'operazione salti dispari nei punti che ci rimango ).

questi sono pezzi di pellame molto buoni per quasi tutto, cucili  a mano

( un buon metro da 2 ed un buon cutter, con la lama sempre "bella" )

Per aghi e filo cercate " forniture per calzolai ", con un po di pazienza e cocciutaggine la rete come sempre dara' molte piu' risposte di quanto ragionevolmente ci aspettavamo. Un'ago decente al dettaglio costa all'oggi fino a 4 euro, uno di ottimo acciaio lappato un po di piu' fino anche al doppio, per il filo... inizialmente fatevene vendere una ventina di metri dal calzolaio; le rocche son generalmente da 400 a 3000 metri secondo il loro spessore e costano da 20 ai 90 o piu' Euro ancora secondo tipi e qualita', scegliere filo grosso da almeno 1,5/2 mm. e marrone medio e' saggio all'inizio, si adatta a tutto e se cerato si maneggia molto meglio; il trefolato sottile da 1 max millimetri per il capretto, dal 1,5 millimetri in poi per la pelle robusta, meglio inoltre se inizialmente e' a " calza", cioe' il filo tubolare appiattito, non quello trefolato, cioe' non a piu' fili ritorti ( non dire mai attorcigliati, chi ce li vende magari ci sorride soltanto ma poi appena usciamo si rotola proprio). La colla e' opzionale, ma molto utile averne sempre un tubetto vicino, optare sicuramente per quella al neoprene per calzature, sempre dagli stessi fornitori sopra, ma anche nei centri brico.

MANIPOLO PER CUCIRE A MANO LA PELLE

( Questo e' uno dei manipoli base di misura media che io produco per cucire quasi tutto )

A presto e se vi e' piaciuto sopra vi direi forse di tornare ogni tanto, perche' c'e' dell'altro che appena ho tempo arriva.

 

LINK IN QUALCHE MODO CONESSI AL QUESTO TEMA :

> rilegare

> amanuensica

> oggetti in pelle ( parte 1 )

> indumenti in pelle ( medioevale parte 1 )

> medioevale

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